Il carbon farming diventa strategia d’impresa

L’agricoltura può ricoprire un ruolo fondamentale nella lotta ai cambiamenti climatici grazie al sequestro di carbonio nel suolo (carbon farming). Infatti, attraverso l’impiego di pratiche agronomiche mirate, sarà possibile limitare il cambiamento climatico attraverso il sequestro del carbonio nel suolo. Il sequestro di carbonio nel suolo da parte di agricoltori e silvicoltori costituirà un nuovo modello di business verde per contrastare i cambiamenti climatici ed aumentare la resilienza dell’ambiente, perseguendo così gli obiettivi del Green New Deal e della strategia “Farm to Fork”.

Leggi l’articolo completo su Terra è Vita

Carbon farming, un nuovo business verde

Molti studi dimostrano che il carbon farming, può essere una strategia utile che permetterà di ridurre gli impatti in termini di “greenhouse gases” (GHG) non solo del medesimo settore agricolo, ma consentirà la decarbonizzazione anche lungo tutta la filiera agroalimentare.

Le pratiche agricole che eliminano la CO2 dall’atmosfera contribuiscono all’obiettivo della neutralità climatica e dovrebbero essere ricompensate attraverso la Pac o altre iniziative pubbliche o private (mercato del carbonio).

Una nuova iniziativa dell’Ue per il sequestro del carbonio nei suoli agrari nell’ambito del patto per il clima promuoverà questo nuovo modello di business, che offre agli agricoltori una nuova fonte di reddito e aiuta altri settori a decarbonizzare la filiera alimentare.

La Commissione europea elaborerà un quadro normativo per la certificazione degli assorbimenti di carbonio basato su una contabilizzazione del carbonio solida e trasparente al fine di monitorare e verificare l’autenticità degli assorbimenti.

Tale processo sarà possibile tramite certificati di assorbimento, su cui la Commissione europea sta lavorando, che garantiranno ad una determinata pratica agronomica o ad una specifica coltura un certo quantitativo di sequestro in carbonio in termini di tonnellate ad ettaro.

Questa iniziativa della Commissione europea apre le porte ad una nuova fonte di reddito per gli imprenditori agricoli i quali, in seguito alla normazione del sistema di certificazione, saranno in grado di poter far parte di un nuovo business verde.

L’importanza delle cover crops

La coltivazione di colture di copertura (cover crops) può ritenersi un valido alleato nello stock del carbonio nel suolo. Infatti, su uno studio condotto su 139 particelle in 37 siti diversi è stato riscontrato un tasso medio annuo di aumento del carbonio organico nel suolo pari a 0,32 ± 0,08 t/ha/anno a una profondità di 22 cm. Inoltre, è stato calcolato, considerando che l’accumulo di C nel suolo non è illimitato, che nell’arco di 155 anni il suolo ha una capacità di stoccaggio nei primi 22 cm di suolo pari a 16,7 ± 1,5 tonnellate a ettaro.

Esempio di gestione estrema di cover crops: la segale viene allettata direttamente dalla seminatrice durante la semina di soia

È stato stimato che il potenziale sequestro globale di C nel suolo è pari a circa 0,12 ± 0,03 miliardi di t/anno, che compenserebbe l’8% delle emissioni dirette annue di gas serra dall’agricoltura.

In uno studio riguardo il rimboschimento di terreni agricoli e pascoli tropicali abbandonati è stato individuato il potenziale di questo nell’accumulo di COsia nella biomassa che nel suolo. Nel primo caso è stato constatato che nei primi 20 anni di rimboschimento è stato registrato un accumulo medio di CO2 nella biomassa di 6,2 t/ha/anno, mentre in 80 anni lo stoccaggio medio è pari a 2,9 t/ha/anno. Nell’arco dei primi 20 anni di ricrescita, le foreste nelle zone umide hanno il tasso più elevato di accumulo di carbonio fuori terra con il rimboschimento, seguito da foreste secche e umide. Per quanto riguarda il C nel suolo questo si è accumulato ad una velocità media di 0,41 t/ha/anno per un periodo di 100 anni, ciononostante nei primi 20 anni l’immagazzinamento era di 1,3 t/ha/anno.

L’agricoltore cosa ci guadagna?

L’agricoltura è la fonte essenziale per il sostentamento dell’uomo, tuttavia oggigiorno oltre a ricoprire questo importantissimo ruolo deve rispondere ad un’errata gestione delle risorse naturali da parte dell’uomo.

Infatti, nonostante l’agricoltura risulti essere una delle principali fonti che contribuiscono al cambiamento climatico, potrà rappresentare il sistema fondamentale attraverso cui sarà possibile limitare e contenere l’avanzata del riscaldamento globale.

Il sistema agricolo nell’insieme, tenendo conto anche del sistema selvicolturale, sarà in grado, tramite l’attuazione di specifiche tecniche produttive e colturali, di rappresentare realmente una fonte fruibile tramite la quale competere per il ripristino del sistema ambientale finora sfruttato e depredato.

Il tema della resilienza ambientale delinea un’importantissima opportunità per tutto il settore agricolo aprendo le porte ad un nuovo modello di business, business verde, che garantirà – a fronte di comprovate prove di realizzazione ed adozione di specifiche pratiche agronomiche – una premialità per l’impegno messo in atto dagli imprenditori agricoli per contribuire al contenimento del mutamento climatico.

L’imprenditore agricolo quindi, con l’attuazione di determinate tecniche e pratiche colturali, tra cui no-tillage, crover crops, interramento residui colturali, rimboschimento (terreni marginali, svincoli autostradali) ecc., sarà in grado di far riscontrare benefici in termini di sequestro in carbonio nel suolo che saranno riconosciuti tramite certificati.

Il sistema di certificazione del carbon farming

Il sistema di certificazione riguardante la carbon farming, che ogni azienda agricola riesce ad accumulare nel suolo, potrà permettere all’imprenditore agricolo di percepire una premialità per l’impegno messo in atto nell’attività di decarbonizzazione ambientale.

La funzione di tali certificati è quella di garantire l’effettiva quantità in tonnellate di carbonio che è stato sequestrato nel suolo in quella determinata azienda agricola attraverso quella specifica pratica agronomica.

La Commissione europea sta lavorando per concretizzare e normare i certificati, in quanto questi rappresenteranno uno strumento di scambio, attraverso il quale una qualsiasi impresa potrà, per ovviare agli impatti generati, acquisire da un agricoltore o silvicoltore uno o più certificati per la mitigazione delle emissioni prodotte

Inoltre, sono in fase di studio anche le modalità con cui verranno erogate le premialità a fronte del certificato ottenuto dall’agricoltore.

Dovrà essere definito dalla Commissione anche se l’incentivo corrisposto per ogni certificato di assorbimento valido, sarà erogato dal Feaga (Fondo Europeo Agricolo di Garanzia), quindi dal primo pilastro della Pac, oppure dal secondo pilastro, tramite il Feasr (Fondo Europeo Agricolo di Sviluppo Rurale). A proposito di quest’ultimo dovrà essere definito se i certificati rientreranno nella misura 10 del Psr tra i pagamenti agro-climatico-ambientali o se ricadranno in una misura specifica.

Inoltre, verrà definito se l’incentivo sarà legato alle sole tonnellate di CO2 sequestrata nel suolo o se si tratterà di un contributo a superficie, che tenga comunque conto delle tonnellate di CO2 sequestrate.

Le prospettive sono ampie e ancora in fase di costituzione ma sicuramente ci si aspetta che offriranno una nuova opportunità per gli agricoltori che potranno così contare su una nuova fonte di redditività per l’esercizio d’impresa.

Il carbon farming diventa strategia d’impresa
- Ultima modifica: 2020-12-21T15:08:57+00:00
da Sara Vitali

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Single Template – Agrestic - Ultima modifica: 2019-03-29T12:27:02+00:00 da Redazione Digital Farm
css.php